Al convegno di Archeo-astronomia emerge che gli antichi conoscevano i fenomeni celesti

Cielo e terra in stretta connessione, fin dall’antichità. Alcuni siti archeologici sardi sarebbero collegati ai solstizi e alla conoscenza del ciclo delle stagioni e dello scorrere del tempo. Lo hanno raccontato, in maniera semplice ma efficace, gli studiosi che hanno preso parte al V convegno di Archeo-astronomia tenutosi nei giorni scorsi al Polo Bionaturalistico universitario di Piandanna. “La misura del tempo” il tema dei lavori. A tenere alta l’attenzione fin dal primo momento è stata una ricerca della Società astronomica turritana e del Circolo culturale Aristeo di Sassari (organizzatori del convegno) su due complesse strutture monumentali, quella nuragica di S’arcu ‘e is Forros a Villagrande Strisaili e l’altra neolitica di Is Cirquittus a Laconi.

I due complessi, pur distanti nel tempo e nelle civiltà che li hanno costruiti, sono la prova che gli antichi abitanti della terra conoscevano i fenomeni celesti e cercavano di rappresentarli.

Lo studio, illustrato da Michele Forteleoni, è stato realizzato con l’ausilio delle più moderne tecnologie come il rilievo con GPS topografico e la ripresa aerea compiuta dal drone.