Tradizione e leggenda nella notte dell’Epifania

Miti e leggende legate alla notte dell'Epifania, quando i Re Magi arrivarono al cospetto di Gesù. Cosa si racconta nelle varie regioni e quali riti si compiono all'interno delle famiglie nelle diverse tradizioni europee? Scopriamolo insieme

Tutti conosciamo la brutta e gobba vecchina che durante la notte fra il 5 ed il 6 Gennaio vola sulla sua scopa ed entra nelle case attraverso il camino, riempiendo le calze dei bimbi buoni con dolciumi di ogni tipo e dei cattivi con un po’ di carbone. Ma in quanti conoscono la vera storia della Befana?

Pochi sanno, infatti, che la vicenda della vecchietta dal naso adunco è strettamente legata alla tradizione cristiana e che un’antica leggenda riveli come la Befana sia, in realtà, grande protagonista della festa religiosa dell’Epifania.

Il vecchio racconto narra che nella notte in cui i Re Magi si recarono a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù, ad un tratto, disorientati, decisero di fermarsi in una casetta per chiedere informazioni sulla via da percorrere.

La casa era abitata dalla Befana, che vedendo i tre personaggi elegantemente vestiti indicò loro il cammino, ma, nonostante il loro invito ad accompagnarli, non li seguì a causa delle troppe faccende da sbrigare.

Quando Melchiorre, Baldassarre e Gaspare si allontanarono, la vecchina si rammaricò di non averli accompagnati nel viaggio ed aver declinato l’invito e, così, decise di raggiungerli, unirsi a loro e trovare insieme il Bambino Gesù.

Uscì e li cercò per ore ed ore, ma purtroppo non riuscì nel suo intento.

Decise, allora, di bussare alla porta di ogni casa, lasciando un dono ad ogni bimbo che trovava, nella speranza che uno di loro fosse Gesù.

Da quel giorno, ogni anno nella notte tra il 5 ed il 6 Gennaio, la vecchia dalle scarpe rotte si rimette a cavallo della sua scopa alla ricerca di Gesù e, fermandosi in ogni casa, lascia dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

In Sardegna la chiamano sa femia vecchia o sa bacucca ‘eccia con sa scova e non ha niente di diverso dall’idea di Befana che le tradizioni leggendarie dello Stivale hanno contribuito a creare. È vecchia, è brutta, è generosa, vola e lascia qualche regalo, meglio se dolce, ai più piccoli. L’unica differenza è che noi in Sardegna sa femia vecchia non la bruciamo.
D’altronde Alziator parlando di cose sarde e di Epifania è stato piuttosto chiaro: si trattava a suo dire di una festa di “evidente origine non indigena, che ha sommerso le tradizioni locali”. Perché di tradizioni in Sardegna, legate al periodo, ce ne dovevano essere parecchie.

Miti e leggende

In Emilia Romagna, per esempio, si dice che nella notte dell’Epifania le mura diventino ricotta.
Nelle Marche e in Abruzzo, si dice che nel giorno della Befana gli animali si mettano a parlare, ma guai a riferire il contenuto delle loro rivelazioni!
A Palermo, si narra che i Re Magi attraversarono l’isola e fecero fiorire per incanto gli aranceti bruciati da una nevicata.
In Calabria, le ragazze, la notte della vigilia, prima di addormentarsi, recitano una canzoncina augurale: se sogneranno una chiesa in festa o un giardino fiorito sarà per loro un anno fortunato.
In Toscana, i contadini infilano la testa sotto la cappa del camino cercando di vedere le stelle; solo se ci riescono possono stappare il vino nuovo… e l’annata sarà buona.

Folclore dell’Epifania​

Nelle varie culture la celebrazione dell’Epifania si accompagna a simboli tradizioni diverse di derivazione molto antiche (i “culti solari” dell’antichità) mescolate a contaminazioni più recenti come ad esempio:

  • la stella cometa che guida i Re Magi, dalla riproposizione artistica di Giotto nell’affresco della Cappella degli Scrovegni (v. immagine d​i questa pagina) della stella citata nel Vangelo secondo Matteo al capitolo 2;
  • l’accensione di fuochi augurali (derivanti dai culti solari);
  • lo scambio di doni, come quelli associati in Italia dalla Befana:
  • le feste popolari;
  • la tradizione dei regali ai bambini (nella calza), soprattutto nei paesi di tradizione cattolica. In Italia, i doni sono portati dalla Befana (legata secondo la tradizione all’adorazione dei Magi). In Spagna, i regali sono portati dai Re Magi;
  • l’uso, nella maggior parte dell’Europa, di preparare un dolce al forno con dentro la figurina di uno dei tre Re Magi: spesso si nasconde la figurina e la persona cui capiterà il re, diventerà il re della giornata con particolari privilegi ed obblighi (“Galette des rois”).
  • la tradizione nei paesi dell’Europa Orientale di ripescare una croce di legno in acqua gettata da un pope.

Consigli per una calza perfetta

Ecco alcuni consigli per preparare un calza perfetta, tra tradizione e adeguamento ai tempi. La Befana è una festa tradizionale e come tale è giusto che anche la calza sia in qualche modo ancorata, quanto meno, agli usi e costumi tramandati dal XX secolo, quelli di genitori e nonni. Ma è anche vero che i bambini sono legati al proprio tempo e hanno già delle aspettative, che non possono essere deluse proprio il giorno dell’arrivo della simpatica vecchina. Perciò la soluzione che proponiamo ai più grandi è un giusto compromesso.

Scegliete una bella calza, grande, di quelle un po’ vecchie, che possano contenere tante cose. Se proprio non ne trovate una adatta, compratene una di quelle fatte apposta, già pronte, realizzata in colori sgargianti e divertenti​. Prima di cominciare a prepararla, scegliete un posto dove appenderla. L’ideale sarebbe il camino, ma se non c’è, potete appoggiarla sul tavolo della cucina, prima di colazione, oppure lasciarla sotto l’albero, se ancora non l’avere disfatto. Un’altra soluzione è di metterla accanto alla finestra, lasciata appositamente socchiusa per facilitare l’ingresso della Befana, nelle case prive di camino. A questo punto, non resta che prepararsi a riempirla.

Nella nostra calza possiamo mettere:

  • caramelle e dolci selezionati dalla produzione industriale;
  • se lo riteniamo opportuno, un piccolo regalino;
  • noci e nocciole (magari incartate con alluminio da cucina, per farle sembrare più “preziose”);
  • un mandarino (tipico della tradizione della calza);
  • delle monete di cioccolato;
  • un pezzetto di carbone dolce;
  • dei biscottini e dei dolcetti fatti in casa;
  • della frutta secca (fichi e prugne);
  • qualche moneta.

Per i bambini un po’ cattivelli, si può aggiungere anche:

  • un pezzetto di vero carbone;
  • un aglio;
  • una piccola patata;
  • qualche peperoncino.

Filastrocche

Ricordate certamente tutti l’adagio: “La Befana vien di notte?…” ma forse pochi di voi conoscono le numerose versioni che ne sono derivate. Leggiamone alcune!​​

​​”La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte​
col vestito alla romana:
Viva viva la Befana!”​
​”La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte, 
con la scopa di saggina: 
viva viva la nonnina!”
​”La Befana vien di notte 
con le scarpe tutte rotte 
le calzette a la romana 
tira giu’ la cappellana.”
​”La Befana vien di notte 
con le scarpe tutte rotte 
un ciuffone tutto blu 
fichi e noci butta giu’.”
​”La Befana zitta zitta 
quando vien la neve fitta 
passa riempie la calzina 
oh, che bella Befanina!”
​​”La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il vestito trulla là, la Befana:
“Eccomi quà!!!”
​”La Befana vien di notte 
con le scarpe tutte rotte
il suo sacco è pien di toppe
e le ossa ha tutte rotte.”
​”Vien dai monti a notte fonda.
Com’è stanca! La circonda 
neve, gelo e tramontana.
Viene, viene la Befana!”​​
​”La Befana vien di notte,
con le scarpe tutte rotte,
le sue guance son pagnotte,
i suoi occhi fanno a botte.
Ti va bene se ci credi,
perché troverai bei doni.
Ti va male se la vedi
mentre passa a mezzanotte,
perché troverai carboni
con cipolle cotte!”
 

 

In tavola

Leggendo la Carta de Logu ad esempio si legge che “Sa Pasca de sa Epiphania si clamat Pasca Nuntza” e andando a curiosare fra i ricettari delle nonne si trovano alcuni dolci votati al festeggiamento de sa bacucca ‘eccia.

Il primo che segnaliamo ha finito col dare il nome al periodo di festa: l’Epifania in Sardegna non è stata chiamata solo Pasca Nuntza, ma anche Pasca de is tres urreis, con una tendenza catalana nemmeno troppo silenziosa. Il dolce che si prepara è detto appunto dei Tre Re, che per intenderci sono i Re Magi: leggenda vuole portino abbondanza di doni al Sacro Bambino appena nato.
La tradizione del dolce dei tre re è piuttosto suggestiva. Si tratta di un impasto dolce non meglio definito, all’interno del quale venivano nascoste una fava, un cece e un fagiolo. Chi avrebbe trovato i tre legumi sarebbe stato piuttosto fortunato durante tutto l’anno. La fortuna ovviamente si riferiva a raccolti abbondanti o ad una buona produzione di formaggio, latte, ricotta e giù di lì. Il legume più fortunato era sicuramente la fava, ma anche trovare un cece doveva lasciare piuttosto contenti.

Un dolce squisitamente simile lo hanno anche in Spagna e in Francia: in entrambe le preparazioni dolci non manca mai la fava. In Spagna chi trova la fava all’interno del rascon de reyes è costretto a pagare il dolce, in Francia, chi trova la fava dentro il gallette des rois o gateau de rois diventerà Re o Regina per tutto l’anno. Qualcosa di molto simile è in uso anche in Portogallo.

Più autenticamente nostrano è su kàpidu ‘e s’annu, un dolce realizzato a Benetutti in forma di corona. Portava incisi 12 anellini e 12 soli con 12 fori che forse rappresentavano le lune. Il giorno dell’epifania il capo famiglia rompeva il dolce sul capo del più giovane a ricordo probabilmente della ciclicità della vita.

Infine si era soliti confezionare la peltusitta (con una infinità di varianti del nome): si trattava di un impasto di pane, in alcuni casi dolce, che prendeva forma di focaccia o ciambella. In rilievo venivano posizionati simboli che ricordavano il lavoro pastorale. Sa giuada invece era una focaccia dolce sulla quale però venivano inseriti simboli del lavoro agricolo: in segno di buon auspicio per l’anno che iniziava il dolce veniva spezzato sul giogo dei buoi.

Kapidu ‘e s’annu, peltusita e guidata erano varianti del medesimo dolce, su càbude, che variava forma e dimensioni a seconda delle occasioni ma che manteneva la sua funzione di buon auspicio per l’anno a venire. – See more at: http://www.ladonnasarda.it/cose-belle/4246/epifania-in-sardegna.html#sthash.qW7RsbOp.dpu
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