Riaperto al pubblico l’ex convento del Carmelo

Per l’inaugurarazione in mostra tre distinte collezioni di 35 artisti E va avanti con grande fatica il progetto di far nascere il museo dedicato a Biasi

Il taglio del nastro è stato accompagnato da un applauso, poi i visitatori, tanti, hanno cominciato a girare per le sale, impazienti di vedere le opere esposte, ma anche di riappropriarsi di una struttura chiusa per troppo tempo. L’ex Convento del Carmelo ha finalmente riaperto i battenti e questa è solo la prima tappa di un percorso non facile verso l’allestimento del museo Biasi e dell’arte del Novecento che tecnicamente, sulla carta, è già una realtà.

Il protocollo d’intesa tra Regione, Provincia e Comune, giace infatti in qualche cassetto dell’assessorato regionale alla Cultura in attesa di dare seguito a una vecchia delibera: «Un atto di indirizzo – ha ricordato ieri Guido Sechi, commissario straordinario della Provincia, proprietaria dello storico edificio – che riconosce la struttura come museo Biasi e del Novecento».

Le richieste. Non è tutto, a quell’atto, negli anni, hanno fatto seguito diverse richieste desolatamente cadute nel vuoto. «Alla fine – ha proseguito Sechi – d’intesa con il Comune, abbiamo deciso di riaprire la struttura, ma duole constatare che all’inaugurazione, venerdì, non sia stato presente neanche un esponente politico regionale del territorio».

Le opere di Biasi. Intanto le trecento opere della raccolta Biasi, nucleo fondante del futuro museo, giacciono, al sicuro, nel caveau di qualche banca, ma è certo che alcuni dipinti dell’artista sassarese – lo ha rivelato venerdì il commissario della Provincia – richiedono già l’intervento dei restauratori. Così come sembra che necessitino di risanamento alcune strutture del Carmelo, «perché – ha concluso Guido Sechi – un palazzo così ci costa molto di più tenerlo chiuso».

Progetto Carmelo. Quanto sia importante per Sassari la realizzazione del museo Biasi lo ha ribadito a chiare lettere Raffaella Sau, assessora alla Cultura di Palazzo ducale: «L’apertura del Carmelo è strategica per questa amministrazione, si tratta della prima fase di un progetto più ampio finalizzato all’avvio di tutte le strutture espositive, un programma pensato per proiettare la città nel circuito del turismo culturale».

Il Tavolara. Non solo il Carmelo, dunque, ma anche il Tavolara, che a lavori consegnati, dopo tanto, è ancora inspiegabilmente chiuso, il tanto celebrato museo dei Candelieri che dovrebbe essere allestito alla Frumentaria e l’ex saponificio Masedu, strutture che, collegate in rete, potrebbero attrarre in città flussi consistenti di visitatori per tutto l’anno.

Mostra di Carmelo Floris al Frumentaria

Aperto. La mostra “Aperto” che dà il via ufficiale alla riapertura del Carmelo rappresenta quindi un tassello fondamentale. Trecento opere, 35 artisti, tre distinte collezioni ospitate da venerdì sera nelle sale eleganti dell’ex Convento di fronte alla chiesa del Carmelo, sede, fino ai primi anni Settanta, del comando dei carabinieri. All’allestimento di questa collettiva hanno collaborato diverse persone, in particolare l’artista Pastorello e le curatrici d’arte Sonia Borsato e Mariolina Cosseddu. Nel cortile interno, che dà su viale Umberto, è stato addobbato un albero di natale gigantesco, realizzato con le rotoballe, frutto della creatività di Pietruccia Bassu.

Le iniziative. Alla mostra inaugurata venerdì sera, faranno seguito altre iniziative già calendarizzate che permetteranno di tenere aperta la struttura almeno per un anno. Il sindaco Nicola Sanna, durante la conferenza che ha preceduto il taglio del nastro, ha rimarcato infatti che un programma di eventi è già stato impostato con la Fondazione di Sardegna. Resta da vedere cosa succederà dopo, perché la mancata realizzazione del museo Biasi, che è prioritaria, rischia di vanificare anche questa bella iniziativa.

Un articolo della Nuova da cui emerge una lacunosa volontà politica di fare quelle poche attività utili per la città, una classe politica cittadina, al pari di quella regionale, che non riesce a coordinare le proprie risorse al fine di tutelare, valorizzare e promuovere l’unica attività che può portare benefici al territorio: il turismo